le
due parabole della pecora smarrita e della moneta perduta.
I farisei e
gli scribi si scandalizzano perché Gesù “accoglie i peccatori e mangia
con loro”.
Ma Gesù è venuto “per questo: per andare a cercare quelli
che si erano allontanati dal Signore”.
Il cuore di Dio non si ferma, Dio non va
fino ad un certo punto, Dio va fino in fondo, al limite, sempre va al
limite; non si ferma a metà cammino della salvezza, sempre esce, scende in
campo.
Dio non è un
affarista, Dio è Padre e va a salvare fino alla fine, fino al limite.
“E’ triste il pastore che apre la
porta della Chiesa e rimane lì ad aspettare.
E’ triste il cristiano che
non sente dentro, nel suo cuore, il bisogno, la necessità di andare a
raccontare agli altri che il Signore è buono.
Il vero cristiano
ha questo zelo dentro: nessuno si perda. E per questo non ha paura di
sporcarsi le mani. Non ha paura. Va dove deve andare. Rischia la sua
vita, rischia la sua fama, rischia di perdere la sua comodità, il suo
status.
E’ tanto facile
condannare gli altri, non è cristiano.
Cristiani a metà cammino, mai! E’ quello che ha fatto
Gesù”.
“Il buon pastore, il buon cristiano esce, sempre è in uscita: è in uscita da se stesso, è
in uscita verso Dio, nella preghiera, nell’adorazione; è in uscita
verso gli altri per portare il messaggio di salvezza”. E il buon pastore
e il buon cristiano conoscono cosa sia la tenerezza:
“Questi scribi, farisei non ne
sapevano, non sapevano cosa fosse caricare sulle spalle la pecora, con
quella tenerezza, e riportarla con le altre al suo posto.
non
avere paura che si sparli di noi per andare a trovare i fratelli e le
sorelle che sono lontani dal Signore.
giovedì 6 novembre 2014
lunedì 3 novembre 2014
Cercare il bene dell’altro
la gioia di un vescovo è quella di vedere nella sua Chiesa amore, unità
e concordia.
Quest’armonia è una grazia, la fa lo Spirito Santo, ma noi dobbiamo fare di tutto per aiutare lo Spirito Santo a fare questa armonia nella Chiesa.
San Paolo invita i Filippesi a non fare nulla “per rivalità o vanagloria”, né a “lottare l’uno contro l’altro, neppure per farsi vedere, per darsi l’aria di essere migliore degli altri”. “
La rivalità; il farsi vedere; la vanagloria, sono tarli che mangiano la consistenza della Chiesa, la rendono debole. La rivalità e la vanagloria vanno contro questa armonia, questa concordia. Ma ciascuno di voi, con tutta umiltà’consideri gli altri superiori a se stesso
San Paolo, poi, esorta ciascuno a non cercare il proprio interesse:
“Cercare il bene dell’altro. Servire gli altri.
Gesù ci dice nel Vangelo: non cercare il proprio interesse, non andare sulla strada del contraccambio.
Quando in una Chiesa c’è l’armonia, c’è l’unità, non si cerca il proprio interesse, c’è questo atteggiamento di gratuità.
Quest’armonia è una grazia, la fa lo Spirito Santo, ma noi dobbiamo fare di tutto per aiutare lo Spirito Santo a fare questa armonia nella Chiesa.
San Paolo invita i Filippesi a non fare nulla “per rivalità o vanagloria”, né a “lottare l’uno contro l’altro, neppure per farsi vedere, per darsi l’aria di essere migliore degli altri”. “
La rivalità; il farsi vedere; la vanagloria, sono tarli che mangiano la consistenza della Chiesa, la rendono debole. La rivalità e la vanagloria vanno contro questa armonia, questa concordia. Ma ciascuno di voi, con tutta umiltà’consideri gli altri superiori a se stesso
San Paolo, poi, esorta ciascuno a non cercare il proprio interesse:
“Cercare il bene dell’altro. Servire gli altri.
Gesù ci dice nel Vangelo: non cercare il proprio interesse, non andare sulla strada del contraccambio.
Quando in una Chiesa c’è l’armonia, c’è l’unità, non si cerca il proprio interesse, c’è questo atteggiamento di gratuità.
martedì 21 ottobre 2014
Aspettare Gesù. Noi senza Cristo non abbiamo identità
I cristiani sanno aspettare e, nell’attesa, coltivano una solida speranza.
Il primo servizio che il Maestro fa ai cristiani è dare loro “l’identità”.
“Noi senza Cristo non abbiamo identità”.
“Tutti noi sappiamo che quando non siamo in pace con le persone, c’è un muro. C’è un muro che ci divide. Ma Gesù ci offre il suo servizio di abbattere questo muro, perché possiamo incontrarci. E se siamo divisi, non siamo amici: siamo nemici. E di più ha fatto, per riconciliare tutti in Dio. Ci ha riconciliato con Dio: da nemici, amici; da estranei, figli”.
Da “gente di strada”, da persone che non erano neanche “ospiti”, a “concittadini dei Santi e familiari di Dio”.
“Aspettare Gesù. Chi non aspetta Gesù, chiude la porta a Gesù, non lo lascia fare quest’opera di pace, di comunità, di cittadinanza, di più: di nome. Ci dà un nome. Ci fa figli di Dio. Questo è l’atteggiamento di aspettare Gesù, che è dentro la speranza cristiana. Il cristiano è un uomo o una donna di speranza. Sa che il Signore verrà. Davvero verrà, eh? Non sappiamo l’ora, come questi. Non sappiamo l’ora, ma verrà, verrà a trovarci, ma non a trovarci isolati, nemici, no. A trovarci come Lui ci ha fatto con il suo servizio: amici vicini, in pace”.
come aspetto Gesù? E prima ancora: Lo “aspetto o non lo aspetto?”:
“Io ci credo in questa speranza, che Lui verrà? Io ho il cuore aperto, per sentire il rumore, quando bussa alla porta, quando apre la porta? Il cristiano è un uomo o una donna che sa aspettare Gesù e per questo è uomo o donna di speranza.
Il primo servizio che il Maestro fa ai cristiani è dare loro “l’identità”.
“Noi senza Cristo non abbiamo identità”.
“Tutti noi sappiamo che quando non siamo in pace con le persone, c’è un muro. C’è un muro che ci divide. Ma Gesù ci offre il suo servizio di abbattere questo muro, perché possiamo incontrarci. E se siamo divisi, non siamo amici: siamo nemici. E di più ha fatto, per riconciliare tutti in Dio. Ci ha riconciliato con Dio: da nemici, amici; da estranei, figli”.
Da “gente di strada”, da persone che non erano neanche “ospiti”, a “concittadini dei Santi e familiari di Dio”.
“Aspettare Gesù. Chi non aspetta Gesù, chiude la porta a Gesù, non lo lascia fare quest’opera di pace, di comunità, di cittadinanza, di più: di nome. Ci dà un nome. Ci fa figli di Dio. Questo è l’atteggiamento di aspettare Gesù, che è dentro la speranza cristiana. Il cristiano è un uomo o una donna di speranza. Sa che il Signore verrà. Davvero verrà, eh? Non sappiamo l’ora, come questi. Non sappiamo l’ora, ma verrà, verrà a trovarci, ma non a trovarci isolati, nemici, no. A trovarci come Lui ci ha fatto con il suo servizio: amici vicini, in pace”.
come aspetto Gesù? E prima ancora: Lo “aspetto o non lo aspetto?”:
“Io ci credo in questa speranza, che Lui verrà? Io ho il cuore aperto, per sentire il rumore, quando bussa alla porta, quando apre la porta? Il cristiano è un uomo o una donna che sa aspettare Gesù e per questo è uomo o donna di speranza.
venerdì 17 ottobre 2014
IL CIELO IN MANO
Tu con il Tuo Spirito Santo ci hai donato la vita
ma soprattutto un’identità”, essere #cristiani.
E ai cristiani hai già donato il cielo in mano.
Ma spesso preferiamo le tenebre,
preferiamo essere tiepidi più che accesi cristiani .
Tante volte siamo bravi solo a fare finta di essere cristiani,
Se non abbiamo Amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé non siamo cristiani.
solo se saremo attenti al sigillo dello Spirito Santo, alla nostra identità cristiana,noi avremo già in mano il Tuo cielo
ma soprattutto un’identità”, essere #cristiani.
E ai cristiani hai già donato il cielo in mano.
Ma spesso preferiamo le tenebre,
preferiamo essere tiepidi più che accesi cristiani .
Tante volte siamo bravi solo a fare finta di essere cristiani,
Se non abbiamo Amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé non siamo cristiani.
solo se saremo attenti al sigillo dello Spirito Santo, alla nostra identità cristiana,noi avremo già in mano il Tuo cielo
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VIVERE NELLA LUCE SENZA IPOCRISIA
Lo
Spirito Santo è il “sigillo” di luce col quale Dio ha dato “il Cielo in
mano” ai cristiani. I quali, spesse volte, si sottraggono a quella luce
per una vita di penombra, di luce finta, quella che
brilla nell’ipocrisia.
Dio “non solo ci ha scelti” ma ci ha dato un modo di vivere, che è proprio un’identità”:
“La nostra identità è proprio questo sigillo, questa forza dello Spirito Santo, che tutti noi abbiamo ricevuto nel Battesimo.
E lo Spirito Santo ha sigillato il nostro cuore e, di più, cammina con noi.
Tuttavia ci sono le tentazioni, “quando noi vogliamo, non cancellare l’identità, ma renderla opaca”:
“È il cristiano tiepido. È cristiano, sì, va a Messa la domenica, sì, ma nella sua vita l’identità non si vede.
l’altro peccato, quello di cui Gesù parlava ai discepoli e abbiamo sentito: ‘Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia’. ‘Fare finta di’: io faccio finta di essere cristiano, ma non lo sono. Non sono trasparente, dico una cosa – ‘sì, sì sono cristiano’ – ma ne faccio un’altra che non è cristiana”.
una vita cristiana vissuta secondo quell’identità creata dallo Spirito Santo porta in dote, Amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. E questa è la nostra strada verso il Cielo, è la nostra strada, che incomincia il Cielo di qua. Perché abbiamo questa identità cristiana, siamo stati sigillati dallo Spirito Santo.
Chiediamo al Signore la grazia di essere attenti a questo sigillo, a questa nostra identità cristiana, che non solo è promessa, no, già l’abbiamo in mano come caparra”.
Dio “non solo ci ha scelti” ma ci ha dato un modo di vivere, che è proprio un’identità”:
“La nostra identità è proprio questo sigillo, questa forza dello Spirito Santo, che tutti noi abbiamo ricevuto nel Battesimo.
E lo Spirito Santo ha sigillato il nostro cuore e, di più, cammina con noi.
Tuttavia ci sono le tentazioni, “quando noi vogliamo, non cancellare l’identità, ma renderla opaca”:
“È il cristiano tiepido. È cristiano, sì, va a Messa la domenica, sì, ma nella sua vita l’identità non si vede.
l’altro peccato, quello di cui Gesù parlava ai discepoli e abbiamo sentito: ‘Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia’. ‘Fare finta di’: io faccio finta di essere cristiano, ma non lo sono. Non sono trasparente, dico una cosa – ‘sì, sì sono cristiano’ – ma ne faccio un’altra che non è cristiana”.
una vita cristiana vissuta secondo quell’identità creata dallo Spirito Santo porta in dote, Amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. E questa è la nostra strada verso il Cielo, è la nostra strada, che incomincia il Cielo di qua. Perché abbiamo questa identità cristiana, siamo stati sigillati dallo Spirito Santo.
Chiediamo al Signore la grazia di essere attenti a questo sigillo, a questa nostra identità cristiana, che non solo è promessa, no, già l’abbiamo in mano come caparra”.
martedì 14 ottobre 2014
AMARE IN MODO GENUINO
La nostra è una “vita cristiana di cosmetica, di apparenza
o è una vita cristiana con la fede operosa nella carità?”.
La fede non ha bisogno di apparire, ma di essere.
Non ha bisogno di essere ammantata di cortesie, specie se ipocrite, quanto di un cuore capace di amare in modo genuino.
“Gesù condanna questa spiritualità della cosmetica, apparire buoni, belli, ma la verità di dentro è un’altra cosa!
Gesù condanna le persone di buone maniere ma di cattive abitudini, quelle abitudini che non si vedono ma si fanno di nascosto.
“Quello che vale è la fede. Quale fede? Quella che si ‘rende operosa per mezzo della carità’. Lo stesso discorso di Gesù al fariseo. Una fede che non è soltanto recitare il Credo: tutti noi crediamo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, nella vita eterna…. Tutti crediamo! Ma questa è una fede immobile, non operosa. Quello che vale in Cristo Gesù è l'operosità che viene dalla fede o meglio la fede che si rende operosa nella carità, cioè torna all'elemosina. Elemosina nel senso più ampio della parola: staccarsi dalla dittatura del denaro, dall’idolatria dei soldi. Ogni cupidigia ci allontana da Gesù Cristo”.
“Gesù ci consiglia questo: ‘Non suonare la tromba’.
Il secondo consiglio: ‘Non dare soltanto quello che avanza’.
E ci parla di quella vecchietta che ha dato tutto quello che aveva per vivere. E loda quella donna per aver fatto questo. E lo ha fatto un po’ di nascosto, forse perché si vergognava di non poter dare di più”.
lunedì 13 ottobre 2014
quando uno è in cammino, sempre trova cose nuove
Gesù
parla ai dottori della legge che gli chiedono un segno e li definisce
“generazione malvagia”.
“Perché questi dottori della legge non capivano i segni del tempo e chiedevano un segno straordinario ?
Prima di tutto, perché erano chiusi.
Erano chiusi nel loro sistema, avevano sistemato la legge benissimo, un capolavoro. T
utti gli ebrei sapevano che cosa si poteva fare, che cosa non si poteva fare, fino a dove si poteva andare. Era tutto sistemato. E loro erano sicuri lì”.
Avevano dimenticato che Dio è il Dio della legge, ma è il Dio delle sorprese”
che Dio è sempre nuovo; mai rinnega se stesso, mai dice che quello che aveva detto era sbagliato, mai, ma ci sorprende sempre.
E loro non capivano e si chiudevano in quel sistema fatto con tanta buona volontà e chiedevano a Gesù: ‘Ma, fai un segno!’. E non capivano i tanti segni che faceva Gesù e che indicavano che il tempo era maturo. Chiusura!
Secondo, avevano dimenticato che loro erano un popolo in cammino. In cammino!
E quando ci si incammina, quando uno è in cammino, sempre trova cose nuove, cose che non conosceva”.
La vita è un cammino verso la pienezza di Gesù Cristo, quando verrà la seconda volta”.
Se la legge non porta a Gesù Cristo è morta. E per questo Gesù li rimprovera di essere chiusi, di non essere capaci di conoscere i segni dei tempi, di non essere aperti al Dio delle sorprese”:
io sono attaccato alle mie cose, alle mie idee, chiuso?
O sono aperto al Dio delle sorprese?
Sono una persona ferma o una persona che cammina?
“Perché questi dottori della legge non capivano i segni del tempo e chiedevano un segno straordinario ?
Prima di tutto, perché erano chiusi.
Erano chiusi nel loro sistema, avevano sistemato la legge benissimo, un capolavoro. T
utti gli ebrei sapevano che cosa si poteva fare, che cosa non si poteva fare, fino a dove si poteva andare. Era tutto sistemato. E loro erano sicuri lì”.
Avevano dimenticato che Dio è il Dio della legge, ma è il Dio delle sorprese”
che Dio è sempre nuovo; mai rinnega se stesso, mai dice che quello che aveva detto era sbagliato, mai, ma ci sorprende sempre.
E loro non capivano e si chiudevano in quel sistema fatto con tanta buona volontà e chiedevano a Gesù: ‘Ma, fai un segno!’. E non capivano i tanti segni che faceva Gesù e che indicavano che il tempo era maturo. Chiusura!
Secondo, avevano dimenticato che loro erano un popolo in cammino. In cammino!
E quando ci si incammina, quando uno è in cammino, sempre trova cose nuove, cose che non conosceva”.
La vita è un cammino verso la pienezza di Gesù Cristo, quando verrà la seconda volta”.
Se la legge non porta a Gesù Cristo è morta. E per questo Gesù li rimprovera di essere chiusi, di non essere capaci di conoscere i segni dei tempi, di non essere aperti al Dio delle sorprese”:
io sono attaccato alle mie cose, alle mie idee, chiuso?
O sono aperto al Dio delle sorprese?
Sono una persona ferma o una persona che cammina?
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